Contributo Gennaio 2021

RIFORMARE LA RIFORMA LITURGICA POST CONCILIARE?

 

Mai, come in questi ultimi tempi, si parla della necessità di riformare la riforma liturgica approdata a noi dopo la chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Ci si chiede: riformare una riforma con una controriforma, non equivale, per caso, a riportare le cose come stavano prima della riforma stessa? Pare proprio di sì; così come il postulato lessicale di una doppia negazione equivale ad un’affermazione.   

Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Karaganda sostiene, nel suo ultimo Libro Christus Vincit (Ed. Fede & Cultura) che la sacra Liturgia “è primariamente ed essenzialmente la glorificazione di Dio Uno e Trino” e che “una tale perfetta glorificazione a Dio dona grazia e salvezza eterna a tutti coloro che vi partecipano e a coloro per i quali è specificamente offerta”.

Orbene, la massima espressione liturgica è rappresentata dalla celebrazione della santa Messa; la quale ci elargisce, in modo veramente sacramentale, la sacra Liturgia del sacrificio della Croce, espletata con lo stesso Sacerdote e la stessa Vittima: Gesù Cristo.

Va sottolineato peraltro che, dopo il Concilio, il modus nel quale la santa Messa viene celebrata, nel Rito Ordinario vigente, non è affatto ciò che intendevano i Padri conciliari; i quali ben difficilmente immaginavano una santa Messa con il sacerdote coram populo, anziché coram Deo.

In particolare, poi, si può osservare che una Messa nella quale le preghiere dell’Offertorio del vecchio rito sono state sostituite da quelle della cena ebraica dello Shabbat, sminuendo di fatto il valore sacrificale della Cena Eucaristica ed avvicinando la stessa all’accezione protestante di un banchetto, non rende certo giustizia al concetto della Mensa eucaristica così come concepita da San Pio V nella Messa cosiddetta Tridentina.

E, per lo stesso motivo, una Messa che è celebrata tutta in lingua vernacolare, dove la santa Comunione si riceve in piedi e su una mano, dove le sacre Specie vengono distribuite da laici, sia uomini che donne, non può definirsi veramente il Sacrificio totale e redimente del Christus.  

Cade a proposito, proprio in questi giorni, la disposizione papale che “legalizza” le funzioni del lettorato e dell’accolitato svolte dalle donne: spesso ragazze o persino bambine. La decisione, se pur abilmente venduta quale “adeguamento ai tempi moderni” e adottata perché in “stato di necessità”, sorprende e sgomenta alquanto.

Nulla di omofobo, per carità, ma sta di fatto che quanto sancito in materia liturgica dal Pontefice San Pio V non solo sia tutt’ora vigente, non essendo mai stato abolito (anzi rinsaldato dal Motu Proprio di Benedetto XVI), ma vi è pure da rilevare come il Papa della battaglia di Lepanto abbia voluto assicurarsi che le forme liturgiche, da lui sancite e proclamate in merito alla santa Messa, perdurassero nel tempo. Per questo specificò che tale rito non avrebbe più potuto essere modificato, minacciando addirittura la scomunica per coloro che avessero inteso farlo.

Quindi, tornando all’oggetto, in campo liturgico oggi non c’è proprio nulla da riformare. Non si può e non si deve riformare, infatti, una riforma sortita, ab origine, contra legem. Che oggi tutto sia possibile, opinabile e discutibile rappresenta certamente un segno (non certo positivo) dei tempi moderni attuali; dove la confusione, la mancanza di certezza del diritto, il fai da te, lo spregio e la censura delle altrui idee è sempre più di casa.

Volgiamo quindi le nostre intenzioni ed i nostri sforzi, in campo liturgico, alla riscoperta dei valori antichi, genuini e scevri da improvvisazioni. Anche se saremo in pochi, tocca a noi farlo. In ossequio alle cosiddette Minoranze Creative, preconizzate da Papa Benedetto XVI, oltre 50 anni fa.       

 

Il Coordinatore